Fanno il deserto e lo chiamano legalità
Una decisione miope e vendicativa
Colpire Askatasuna non significa “ristabilire le regole”, ma demolire una storia collettiva fatta di relazioni, cultura e mutualismo. Si piega una vicenda complessa a una lettura ideologica e securitaria, usando presunte irregolarità come clava per chiudere ogni spazio di confronto.
Invece di portare a termine un serio percorso di regolarizzazione e collaborazione civica, si è scelto di mandare i blindati e svuotare lo spazio, trattando chi partecipa alla vita sociale del quartiere come un nemico interno. È la solita sceneggiata: si fa il deserto e lo si battezza “legalità”, cancellando anni di lavoro reale sul territorio.
Questa linea lascia dietro di sé solo macerie sociali e desertificazione culturale, proprio come già visto contro altri spazi sociali in Italia. Una città senza luoghi autonomi di socialità e partecipazione è una città più facile da governare dall’alto, più ricattabile dal mercato e più docile davanti alle ingiustizie.
Arci Bassa Val di Cecina sta dalla parte di chi costruisce ogni giorno alternative concrete all’egoismo e alla rassegnazione, non di chi manda la polizia a sigillare esperienze scomode. Gli spazi sociali non si toccano: la solidarietà con Askatasuna non è un gesto simbolico, è una presa di posizione netta contro chi vorrebbe ridurre le città a vetrine senza conflitto e senza voce.