Definire un fascista, un golpista, un criminale e un pedofilo un grande leader, pensatore e uomo di pace è davvero troppo.
Gli Stati Uniti, la più antica democrazia del mondo, vantano 250 anni di democrazia, o almeno così si dice. I beneficiari originari di questa democrazia avrebbero dovuto essere i coloni, i proprietari terrieri e i proprietari di schiavi, poiché la tratta degli schiavi era alla base dell’accumulazione primitiva di capitale. Ai neri venivano negati tutti i diritti umani, perché gli schiavi e i figli degli schiavi non nascevano né liberi né uguali agli occhi di Dio, come affermava una Costituzione scritta per i proprietari terrieri bianchi, protestanti e di sesso maschile: una situazione che persistette per quasi i primi cento anni di esistenza della repubblica. Dei 56 firmatari della Dichiarazione d’Indipendenza, la maggioranza era proprietaria di schiavi.
Una democrazia in cui i padri fondatori, Washington o Jefferson, possedevano centinaia di schiavi, il che mette in luce l’enorme numero di statue e monumenti eretti in onore di un gran numero di proprietari di schiavi che continuano a essere celebrati.
Si può davvero definire democratico un regime basato sulla schiavitù, sul saccheggio delle terre indigene e sulla segregazione razziale, durato oltre un secolo? Un sistema in cui solo i milionari, le cui fortune permettono loro di finanziare campagne elettorali esorbitanti, come quella del discutibile Trump, e in cui i contributi elettorali vengono ripagati con favori, può essere considerato democratico?
Si può definire democratico un sistema in cui un uomo di colore ha diverse volte più probabilità di finire in prigione rispetto a un uomo bianco, in cui la popolazione carceraria è composta da persone di colore in una percentuale nettamente superiore al loro peso demografico, pur rappresentando i neri solo circa il 13-14% della popolazione?
E lo chiamano un paese leader del mondo libero, un paese la cui politica è sempre consistita nel destabilizzare e promuovere colpi di stato in quei paesi che minacciavano i suoi interessi, come l’Iran di Mossadeq, che nazionalizzò il petrolio, o il Cile di Allende, che nazionalizzò il rame, promuovendo guerre imperialiste come quelle in Corea, Vietnam, Medio Oriente, Iraq, Afghanistan, invasioni in Nicaragua, Panama, Grenada, Haiti, Repubblica Dominicana, o blocchi criminali come quelli di Cuba e Venezuela.