Il Parlamento Europeo ha approvato nuove norme che prevedono la detenzione fino a due anni e la possibilità di trattenere le persone in movimento in centri fuori dall’Unione Europea, in paesi dove i diritti umani non vengono rispettati. Purtroppo dobbiamo considerare che questa norma vale anche per i minori. Se poi riflettiamo sul fatto che, durante il voto, una parte dell’aula scandiva in coro “RIMANDIAMOLI INDIETRO” come fossero dei veri pacchi postali, allora ci rendiamo conto a che livello di disumanità siamo arrivati. Intanto, nel Mediterraneo, bambini, donne e uomini continuano a morire, non riuscendo neppure a fare quel passo che porta alla terraferma.

In quel passo c’è tutto il peso del viaggio, la paura, la speranza, ciò che una persona ha attraversato per arrivare fino a lì. È facile pensare che sia l’inizio di una vita, e invece, per molte persone, è proprio da lì che comincia un’altra attesa.

Un’attesa di cui si parla poco: sono le prime ore in cui si prova a respirare, a orientarsi, a capire cosa potrà succedere. Un tempo sospeso tra il salvataggio e una nuova vita.

Ed è proprio quel tempo che, oggi, con questo nuovo patto europeo sulla migrazione e l’asilo, sta cambiando tutto, ovviamente in peggio. Durante uno degli ultimi sbarchi abbiamo potuto osservare tempi insolitamente lunghi nelle operazioni successive all’arrivo. Le persone adulte soccorse hanno trascorso la prima notte in una struttura temporanea allestita sul molo.

Ed è stato proprio in quelle ore che il nuovo patto europeo sulla migrazione e l’asilo ha smesso di essere soltanto un testo di legge ed è entrato nella vita delle persone che erano state appena soccorse.

Con le nuove procedure, le prime ore dopo lo sbarco diventano ancora più decisive: ogni persona affronta una fase di screening e identificazione durante la quale vengono raccolte informazioni, individuate vulnerabilità e definito il percorso successivo. Ma c’è un’altra cosa che accade in quelle ore: la libertà personale può temporaneamente essere limitata. Dopo aver attraversato violenze, detenzioni e il Mediterraneo, per alcune persone il primo contatto con l’Europa coincide ancora con una limitazione della libertà.

Ed è proprio in questa fase che prende forma il percorso che seguirà ciascuna persona: la procedura ordinaria, la procedura accelerata di frontiera, oppure, nei casi previsti da questa normativa, direttamente il rimpatrio. Un momento delicatissimo, perché queste decisioni arrivano quando il mare è appena alle spalle e molte persone stanno ancora cercando di ritrovare un senso di sicurezza.

Ogni giorno vediamo gli effetti di politiche che mettono al centro il controllo delle frontiere invece della protezione delle persone che hanno il diritto di essere soccorse, assistite e trattate con dignità.