Le immagini e le storie di chi rischia la vita per costruirsi un futuro migliore non possono essere trasformate in strumenti di propaganda.

Non possono diventare occasioni per alimentare paura, odio o consenso politico. Ancora una volta assistiamo a narrazioni che utilizzano la sofferenza delle persone migranti come arma comunicativa, invece di interrogarsi sulle cause profonde che spingono migliaia di persone a intraprendere viaggi pericolosi: guerre, povertà, crisi climatiche, condizioni di vita insostenibili.

Chi fugge non è un nemico.

Sono persone, portatrici di diritti, storie e aspirazioni, che cercano sicurezza e dignità.

Le politiche che chiudono i canali legali e sicuri di ingresso non fermano le migrazioni. Al contrario, rendono i percorsi più rischiosi, rafforzano i circuiti illegali e aumentano il numero di vittime lungo le frontiere.

Promuovere la regolarizzazione delle persone straniere non è una concessione, ma un atto di responsabilità e giustizia. Significa riconoscere diritti, contrastare lo sfruttamento e permettere a lavoratrici e lavoratori di contribuire pienamente alla vita sociale ed economica delle comunità in cui vivono.

La politica non può fondarsi sulla paura e sulla disumanizzazione.

Per questo ribadiamo con forza un principio semplice e fondamentale: la vita delle persone viene prima di ogni propaganda.