L’appello di ARCI

Pubblicato da Arci Bassa Val di Cecina il

Fase 2, appello al governo dell’ARCI: la promozione dell’associazionismo, della socialità e della cultura diffusa sono una priorità per la giusta ripartenza.

Da oggi il nostro paese inizia lentamente ad uscire dall’emergenza Covid-19 ma quando si parla di “Fase 2” sembra non essere ancora percepita come una delle priorità l’importanza di tornare al più presto a parlare di socialità e cultura, e di una delle libertà sancite dalla nostra Costituzione: la libertà di associazione.
Senza un’analisi e una attenzione serie, il nostro paese corre il rischio di una definitiva deriva verso una società atomizzata, caratterizzata dall’isolamento sociale, e di aggravare disuguaglianze e paure già esistenti.

L’associazionismo diffuso è il giusto antidoto verso questa deriva: siamo “animali sociali”, e come tali viviamo solo se possiamo continuare a coltivare le relazioni interpersonali ed esprimere la nostra creatività. Sappiamo che le misure igienicosanitarie che l’emergenza ha introdotto cambieranno il modo in cui dovremo svolgere le nostre attività, e stiamo pensando e progettando nuove forme possibili di animazione culturale e sociale.

ARCI è un’associazione di promozione sociale, con oltre un milione di soci e più di 4000 circoli e associazioni, che in queste settimane si è impegnata nella diffusione di cultura e socialità attraverso il web, e non è venuta meno alla propria vocazione mutualistica promuovendo migliaia di azioni nei territori di supporto e aiuto verso coloro che soffrono e stanno risentendo di più dell’aumento della povertà e della solitudine.

Ma siamo in grande difficoltà e rischiamo di non sopravvivere. Le associazioni di promozione sociale, che per la gran parte vivono delle proprie attività di autofinanziamento e non del sostegno pubblico, si trovano – tanto quanto i soggetti economici – di fronte a enormi problemi: l’impossibilità di programmare la ripresa delle attività, le difficoltà nel mantenere un rapporto stabile con volontari e soci, quelle per il pagamento degli affitti delle sedi, delle utenze, delle imposte, del mantenimento dei posti di lavoro, del pagamento dei mutui. Il perdurare di questa situazione rischia di compromettere in modo irreversibile l’esistenza dell’ARCI.

Abbiamo visto come nelle anticipazioni che riguardano il decreto di prossima uscita del Governo siano contenute misure che dovrebbero soddisfare alcune delle richieste che, insieme al Coordinamento nazionale Forum Terzo Settore, abbiamo rivolto all’esecutivo. Prima tra tutte la conferma e proroga dell’apertura alla Cassa integrazione in deroga anche al Terzo Settore: è stata una novità importante ma non è sufficiente per far sì che la nostra associazione, i nostri circoli, possano sostenere e rilanciare la propria azione, quando sarà possibile, nei territori.

Occorre che siano previste misure capaci di far fronte al pagamento degli affitti per i mesi in cui i circoli sono stati chiusi, attraverso gli strumenti che il Decreto potrà mettere in campo (con l’estensione del credito d’imposta per le locazioni relative alle sedi associative indipendentemente della categoria catastale dell’immobile o altre misure).

Occorre che vengano estese misure di supporto alla liquidità e accesso al credito a tutti gli Enti del Terzo Settore (ETS, compresi quelli non commerciali) e la sospensione del pagamento di utenze e versamenti IRAP.

Occorre, infine, che il Fondo emergenze spettacolo, cinema e audiovisivo (di cui all’art. 89 del Decreto Cura Italia) sia accessibile anche alle APS che svolgono attività culturali.

La crisi non è solo sanitaria, ma sociale ed economica, e ARCI non vuole rinunciare a fare la sua parte per uscirne, convinti come siamo che l’associazionismo e l’economia sociale sono una componente importante per la tenuta sociale, politica ed economica del nostro paese.


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